CONVEGNO SUL 150° ANNIVERSARIO DELL'UNITA' D'ITALIA

"Il Risorgimento nella fotografia cinematografica"

L'Aula Magna dell'Istituto Magistrale "Giannina Milli" di Teramo ha ospitato un convegno in cui gli studenti dell'istituto hanno potuto ripercorrere le pagine del Risorgimento italiano, rivisitati da diversi punti di vista, sia storico che cinematografico. Interventi di: Vittorio Giacci (regista e critico cinematografico), Valerio Marino (regista e storico del cinema), Adelmo Marino Pace (storico), Giovanni Di Giannatale (Preside Ist. Mag. "G. Milli").

Prima del dibattito gli studenti hanno visionato un lungo stralcio di Bronte di Florestano Vancini

Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, di cui Teramo, con la vicina fortezza borbonica di Civitella del Tronto fu una storica tappa, con gesta di "conquistatori e briganti" a confronto, il Premio "Gianni Di Venanzo", ha voluto partecipare a questa celebrazione mettendo a confronto due tra tanti film prodotti sul tema, che rappresentano letture contrastanti del nostro Risorgimento: "Viva l’Italia" di Roberto Rossellini e "Bronte (cronaca di un massacro non raccontato dai libri)" di Florestano Vancini. La lettura del Risorgimento rosselliniano, pur non essendo apologetica e filmando insolitamente gli aspetti umani dell’impresa dei Mille, non mostra, però, come Vancini il quadro poco visitato dell’inaspettato eccidio perpetrato dai Garibaldini vincitori/liberatori.

 

La rivisitazione gramsciana del Risorgimento ci dà testimonianza del terribile conflitto tra moderati e democratici sul problema della proprietà terriera che divideva le popolazioni meridionali. Con la rinuncia ad una rivoluzione contadina sperata con l’arrivo di Garibaldi, si pose la borghesia meridionale in posizione subalterna ai moderati, determinando lo scontento delle masse rurali che non trassero apparenti benefici dalla liberazione del mezzogiorno. Tale scontento si manifestò in varie parti dell’ex Regno delle Due Sicilie,

in particolare nel Teramano dove ampio fu il fenomeno del "Brigantaggio" alimentato dall’imprevedibile, strenua resistenza borbonica. Proprio la Fortezza di Civitella fu l’ultima a cedere ai conquistatori e la repressione divenne particolarmente sanguinosa con oltre 400 morti tra il 1860 ed il 1861. 

 

Bronte e Civitella furono, quindi, due espressioni di una forte delusione per l’unità mancata tra classe dirigente di origine agraria e contadini, accentuando il duro contrasto tra nord e sud che dura per alcuni aspetti ancora oggi. La proiezione del film di Vancini (negli anni scorsi ospite al Premio "Gianni Di Venanzo") e dell’opera di Rossellini potrà dare un ulteriore contributo alla conoscenza della nostra storia di Italiani.